Dott.ssa
Susanna Brandolini
Burnout
Psicologia Clinica e della Salute
Studio di psicologia a Treviso, Roma e Online

Burnout: cos'è, sintomi e come affrontarlo

In sintesi. Il burnout è una sindrome di esaurimento fisico ed emotivo causata da stress lavorativo prolungato e mal gestito, riconosciuta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come fenomeno occupazionale. Si riconosce da tre segni: esaurimento, distacco cinico dal lavoro e senso di ridotta efficacia. Non è semplice stanchezza né un limite personale, e si affronta agendo sia sulla persona sia sull’organizzazione del lavoro, con il supporto di uno psicologo quando i sintomi persistono.

Scrivania sovraccarica di lavoro, fattori organizzativi tra le cause del burnout

Come psicologa clinica e consulente HR, con studi a Treviso e Roma e in modalità online, affronto il burnout unendo due prospettive che su questo tema raramente convivono: la comprensione dei processi psicologici individuali e l’analisi delle dinamiche organizzative del lavoro. Il burnout, infatti, non è un limite caratteriale né semplice stanchezza: è una condizione con cause riconoscibili, segnali precisi e percorsi di uscita concreti. Questa guida raccoglie ciò che serve per orientarsi e rimanda agli approfondimenti dedicati man mano che vengono pubblicati.

In sintesi: il burnout è uno stato di esaurimento fisico ed emotivo causato da stress lavorativo prolungato e mal gestito. Si riconosce da tre segni centrali — esaurimento, distacco cinico dal lavoro e senso di inefficacia — e si affronta agendo sia sulla persona sia sull’organizzazione del lavoro, con il supporto di uno psicologo quando i sintomi persistono.

Cos’è il burnout occupazionale?

Il burnout è una sindrome associata allo stress cronico sul lavoro non gestito con successo, caratterizzata da esaurimento, crescente distanza mentale dal lavoro e ridotta efficacia professionale. L’Organizzazione Mondiale della Sanità lo colloca nell’ICD-11 come fenomeno occupazionale (codice QD85), precisando che non è classificato come una malattia in sé e che il termine si riferisce specificamente al contesto lavorativo. Il dettaglio è decisivo: l’OMS non colloca il burnout tra i disturbi mentali, ma tra i fattori che influenzano lo stato di salute. Non va quindi usato come sinonimo generico di stanchezza o di disagio in altri ambiti della vita.

Chi ha coniato il termine burnout?

Il termine burnout viene introdotto nel 1974 dallo psicologo Herbert Freudenberger, che nel suo articolo Staff Burn-Out descrisse l’esaurimento progressivo nei professionisti delle relazioni d’aiuto — chi lavora a contatto con le persone e “brucia” le proprie energie. Successivamente Christina Maslach, con Susan Jackson, ha trasformato il concetto in un costrutto misurabile, aprendo la strada al modello a tre dimensioni oggi standard nella ricerca. Il riferimento a questi autori non è solo storico: è la base scientifica su cui poggia tutto ciò che segue.

Quali sono le tre dimensioni del burnout?

Il burnout si articola in tre dimensioni che compaiono insieme, secondo il modello di Christina Maslach — la stessa struttura richiamata dall’OMS nell’ICD-11:

  • Esaurimento emotivo — la sensazione di essere prosciugati delle proprie risorse fisiche ed emotive, senza recuperare energie neppure dopo il riposo. È la componente centrale.
  • Depersonalizzazione (o cinismo) — un distacco progressivo dal lavoro e dalle persone, fatto di indifferenza e atteggiamenti negativi, come difesa contro l’esaurimento.
  • Ridotta realizzazione professionale — la percezione di non essere più efficaci né competenti, con un crollo dell’autostima legata al ruolo anche quando i risultati oggettivi non cambiano.

Su queste tre dimensioni si basa lo strumento di misura più diffuso, il Maslach Burnout Inventory (MBI). Un punto importante: il MBI misura le dimensioni del burnout, non fornisce una diagnosi automatica — un punteggio va sempre letto nel contesto della persona e del suo lavoro. Il test è trattato nell’approfondimento dedicato.

Come si riconoscono i sintomi del burnout?

Il burnout si manifesta con segnali fisici, emotivi e comportamentali insieme, ma la presenza di un singolo sintomo non basta a stabilire che si tratti di burnout. In panoramica:

  • Fisici: stanchezza cronica che il riposo non risolve, disturbi del sonno, cefalee ricorrenti, tensione muscolare, disturbi gastrointestinali.
  • Emotivi: irritabilità, ansia, senso di vuoto e di fallimento, perdita di motivazione, in alcuni casi sintomi depressivi.
  • Comportamentali: calo del rendimento, isolamento dai colleghi, procrastinazione, maggior ricorso a caffè, alcol o farmaci per reggere.

Per distinguere un normale periodo faticoso da una situazione strutturata contano durata, ricorrenza e impatto sul funzionamento quotidiano. Il dettaglio dei segnali è trattato nell’approfondimento sui sintomi del burnout.

Come evolve il burnout: quali sono le fasi?

Il burnout non arriva all’improvviso: si sviluppa per gradi, spesso lungo mesi. Freudenberger, insieme a Gail North, ne ha descritto la progressione — dall’entusiasmo idealistico iniziale alla stagnazione, alla frustrazione, fino al distacco e al crollo. Questi modelli sono mappe orientative, non criteri diagnostici: nell’ICD-11 non esiste una sequenza universale di fasi. Restano utili perché ogni fase precoce è più facile da invertire di quella successiva. Le fasi del burnout sono descritte nell’approfondimento dedicato.

Persona serena accanto alla finestra durante il percorso di recupero dal burnout

Quali sono le cause del burnout?

Il burnout nasce quasi sempre dall’interazione tra fattori individuali e condizioni organizzative, senza una causa unica. Sul versante individuale pesano perfezionismo, difficoltà a dire di no, un forte investimento identitario nel lavoro e, in alcuni casi, il workaholism. Ma la ricerca è netta sul ruolo del contesto: Maslach e Leiter hanno organizzato i fattori organizzativi nelle sei aree della vita lavorativa — carico di lavoro, controllo, ricompensa, comunità, equità e valori. Quando queste aree sono squilibrate, cresce il rischio di burnout. È il motivo per cui, quando le cause stanno nell’ambiente di lavoro, la prevenzione non può essere solo individuale. Le cause del burnout sono approfondite nella pagina dedicata.

Qual è la differenza tra stress lavoro-correlato e burnout?

Stress lavoro-correlato e burnout sono collegati ma non coincidenti. Lo stress lavoro-correlato è uno squilibrio tra le richieste del lavoro e le risorse della persona, e riguarda potenzialmente ogni lavoratore. Il burnout è invece la sindrome, con le tre dimensioni indicate dall’OMS, che può derivare da uno stress lavorativo cronico non gestito. In breve: lo stress è “troppo” — richieste eccessive, iperattivazione — mentre il burnout è “vuoto” — distacco, apatia, perdita di speranza. Lo stress lavoro-correlato è quindi il contesto di rischio; il burnout una sua possibile evoluzione.

Burnout o depressione: come distinguerli?

Burnout e depressione possono condividere sintomi come stanchezza, calo di interesse e perdita di efficacia, ma non vanno considerati automaticamente la stessa condizione. La differenza principale è il contesto: il burnout è per definizione legato al lavoro, tanto che allontanandosi da quel contesto — per esempio in ferie — spesso si ritrovano energie; la depressione è pervasiva e investe ogni area della vita, indipendentemente dal lavoro. I due quadri possono coesistere e un burnout trascurato può evolvere in depressione. Poiché la sovrapposizione è forte e nessun singolo sintomo basta a distinguerli, serve una valutazione professionale. Per approfondire il quadro depressivo puoi consultare la guida alla depressione.

Chi è più a rischio di burnout?

Il burnout può colpire chiunque, ma alcuni contesti sono più esposti per carico emotivo, responsabilità e lavoro relazionale:

  • Insegnanti e personale sanitario (medici, infermieri, OSS), i gruppi più studiati.
  • Caregiver familiari, che assistono una persona cara senza le tutele e le pause di un ruolo professionale.
  • Liberi professionisti e lavoratori autonomi (avvocati, commercialisti, partite IVA): non godono delle tutele sullo stress lavoro-correlato previste per il lavoro dipendente e spesso scambiano l’esaurimento per un difetto di produttività.
  • Genitori: il burnout genitoriale è una sindrome distinta da quello lavorativo, con caratteristiche proprie, da non confondere con esso.

Ogni popolazione ha segnali e leve d’intervento specifici, trattati nei rispettivi approfondimenti.

Come si esce dal burnout e quando rivolgersi a uno psicologo?

Dal burnout si esce, ma raramente da soli e mai “stringendo i denti”. Il recupero agisce su due livelli: la persona (riconoscere i segnali di sovraccarico, ricostruire i confini tra lavoro e vita privata, sviluppare strategie di gestione dello stress) e il contesto (dove possibile, intervenire su carichi, autonomia, supporto e organizzazione). È proprio all’incrocio tra benessere individuale e funzionamento del lavoro che la doppia prospettiva clinica e organizzativa diventa più utile.

È opportuno rivolgersi a uno psicologo quando i sintomi persistono da settimane, quando il riposo non porta ristoro o quando il distacco inizia a intaccare le relazioni personali. Nel mio lavoro affianco chi vive questa condizione unendo lo sguardo della psicologa clinica (formazione all’Università Sapienza di Roma) e quello della consulente HR, per leggere il problema su entrambi i piani e costruire un percorso realistico. Puoi approfondire il percorso di sostegno psicologico per il burnout oppure prenotare un primo colloquio, a Treviso, a Roma o online.

Cosa fare se compaiono pensieri di morte o autolesionismo?

Il burnout può coesistere con condizioni psicologiche più gravi: segnali come pensieri di morte, intenzioni autolesive o un peggioramento rapido del funzionamento non vanno mai ignorati. In queste situazioni è necessario chiedere subito aiuto, contattando i servizi di emergenza al 112, rivolgendosi a una persona di fiducia e cercando una valutazione sanitaria urgente. La gestione farmacologica di eventuali disturbi dell’umore associati compete al medico o allo psichiatra; lo psicologo lavora sull’elaborazione del vissuto e sulle strategie di adattamento.


Disclaimer

Le informazioni di questa pagina hanno finalità divulgativa e non sostituiscono una valutazione individuale. Il burnout è riconosciuto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e la sua valutazione richiede un colloquio con uno psicologo; in presenza di sintomi depressivi importanti può essere indicata anche una valutazione medica o psichiatrica. Le informazioni istituzionali di riferimento comprendono quelle dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, dell’INAIL, dell’Istituto Superiore di Sanità e del Ministero della Salute. In caso di pensieri di morte o autolesionismo, contatta subito il 112 e una persona di fiducia.

Domande frequenti sugli attacchi di panico

No. L’OMS lo classifica nell’ICD-11 come fenomeno occupazionale (codice QD85), non come malattia. Questo non lo rende irrilevante: può associarsi a conseguenze psicologiche, fisiche e lavorative che meritano attenzione.

In Italia il burnout in sé è un fenomeno occupazionale, non una patologia a sé stante. Tuttavia i sintomi che ne derivano (per esempio un disturbo dell’adattamento o un grave distress) possono essere oggetto di certificazione da parte del medico per giustificare un’assenza dal lavoro.

No. Lo stress lavoro-correlato è uno squilibrio tra richieste e risorse; il burnout è la sindrome, con esaurimento, distacco e ridotta efficacia, che può derivarne se lo stress cronico non viene gestito.

Sì. I due sono distinti ma possono sovrapporsi e coesistere, e un burnout trascurato può evolvere in depressione. Quando il disagio si estende oltre il lavoro, serve una valutazione professionale.

Il Maslach Burnout Inventory misura le dimensioni dell’esperienza di burnout, ma un punteggio non equivale a una diagnosi: va interpretato nel contesto della persona e della sua situazione lavorativa.

Sì. Pur senza una gerarchia aziendale, sono esposti a isolamento, sovraccarico di responsabilità, confini labili tra lavoro e vita privata e insicurezza economica — tutti fattori di rischio, per giunta senza le tutele sullo stress lavoro-correlato del lavoro dipendente.

Sì. La normativa su salute e sicurezza impone la valutazione dello stress lavoro-correlato: poiché il burnout nasce dall’interazione con l’ambiente organizzativo, l’azienda ha il dovere di prevenire e ridurre i fattori di rischio psicosociale.

sostegno psicologico a Treviso, roma e online
Chi Sono : Dott.ssa Susanna Brandolini psicologa clinica e del lavoro. Psicologa Roma EUR

Dott.ssa Susanna Brandolini

Psicologa Clinica e del Lavoro – Treviso – Roma EUR – Online

Sono una psicologa clinica e del lavoro, ricevo in studio privato e online, e mi rivolgo a individui adulti, giovani adulti e coppie.

Laureata in psicologia clinica presso l’università Sapienza di Roma, ho conseguito un Master in Gestione delle Risorse Umane presso la Luiss Business School.

Attraverso il sostegno psicologico e il counseling, affianco chi si trova ad affrontare disagi personali, ansia o conflitti di coppia, lavorando insieme per fare chiarezza e attivare un cambiamento reale.

Parallelamente all’attività clinica, opero come Consulente HR per aziende e multinazionali. In questo ambito mi occupo di psicologia del lavoro, formazione sul benessere organizzativo, gestione dello stress lavoro-correlato e percorsi di coaching e orientamento alla carriera per professionisti.

“Credo fortemente che ognuno di noi debba avere la possibilità di lavorare su sé stesso attraverso un percorso guidato da cui possa trarre il massimo, ovvero tutto quello che noi professionisti ci siamo impegnati a fornire.”

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Quando chiedere il supporto di uno psicologo

Attraversare momenti complessi legati ad ansia, relazioni o lavoro può mettere a dura prova il nostro equilibrio. Rivolgersi a uno psicologo significa concedersi uno spazio d’ascolto qualificato per ritrovare benessere, consapevolezza e valorizzare le proprie risorse.

Per rispondere a queste esigenze, lo studio opera attraverso il Sostegno Psicologico (dedicato al benessere individuale, relazionale e lavorativo, integrando anche pratiche di Mindfulness) e la Consulenza HR rivolta al mondo delle organizzazioni: due aree distinte ma legate dall’obiettivo di favorire l’equilibrio e la crescita della persona.

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Dottoressa dalle doti umane eccellenti, mi sono sentito subito a mio agio. Lo stress lavorativo mi stava opprimendo. La dottoressa mi ha aiutato a capire il perché non riuscissi a gestire la mia vita lavorativa. Grazie a lei sono rinato e adesso affronto le giornate e i problemi lavorativi in modo piu sereno e costruttivo. Grazie mille dottoressa!
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Ho iniziato ad andare dalla Dottoressa perché l'ansia lavorativa era diventata insostenibile e non riuscivo più a gestire le scadenze e il rapporto con i colleghi. Mi ha aiutato a rimettere le cose nella giusta prospettiva e a ritrovare la fiducia che avevo perso. È super alla mano, ti fa sentire a tuo agio dal minuto uno e affronta i problemi in modo molto concreto. Cinque stelle stra-meritate.
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Una professionista eccezionale: competente, empatica e capace di creare fin da subito un clima di fiducia e serenità. Mi segue da anni con grande attenzione e sensibilità, aiutandomi ad affrontare momenti difficili e a conoscere meglio me stessa. Con lei mi sono sempre sentita ascoltata, compresa e mai giudicata. Il percorso che stiamo continuando insieme ha avuto un impatto davvero positivo sulla mia vita e continua a darmi strumenti preziosi per crescere e affrontare le sfide quotidiane. La consiglio sinceramente.
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La dottoressa è estremamente disponibile e competente, riesce a mettere a proprio agio fin da subito e ha una grande capacità di capire al volo pensieri ed emozioni, anche quando non è semplice esprimerli. Mi sono sempre sentito ascoltato e compreso con attenzione e sensibilità.
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Ho intrapreso un percorso di coppia con la Dottoressa e non potrei essere più soddisfatta. Ha una capacità rara di ascoltare senza giudicare, creando da subito un clima di fiducia nonostante le tensioni con mio marito. Ci ha aiutato a tirar fuori emozioni che non riuscivamo più a esprimere, guidandoci con estrema sensibilità. Un supporto prezioso che consiglio davvero a ogni coppia che prova a far funzionare il proprio matrimonio. Grazie dottoressa
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Nonostante la mia diffidenza iniziale verso una consulenza psicologica, devo ammettere che è stata una gran fortuna per me incontrare la dott.ssa Brandolini. Sa mettere a proprio agio le persone e ne ho tratto reale giovamento. La Stra-consiglio! E ancora grazie Dottoressa!
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Ottima figura professionale, mi ha subito messo a mio agio, risolvendo a pieno le mie problematiche. Competente e molto discreta, consiglio vivamente.
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Mi sono rivolta alla Dottoressa Brandolini nel suo studio in centro a Treviso per un periodo di ansia e confusione personale. Mi sono trovata bene, mi ha messo subito a mio agio e mi ha aiutato a fare un po’ di chiarezza su alcune cose che mi stavano pesando. Percorso per me utile e positivo.
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Non avevo mai fatto terapia e non sapevo cosa aspettarmi. Temevo di sentirmi a disagio e di avere difficoltà a parlare di me. Con la dottoressa Susanna Brandolini, però, fin dalla prima seduta mi sono sentita completamente a mio agio. Non ho mai provato imbarazzo né mi sono mai sentita giudicata. Con grande empatia e professionalità, riesce a fornirmi strumenti concreti per affrontare sia le sfide quotidiane che le difficoltà più profonde. È estremamente disponibile, attenta e preparata. La consiglio sinceramente a chi cerca un supporto serio, ma anche a chi desidera conoscersi meglio e crescere personalmente.
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Consiglio sinceramente la a chiunque stia cercando un supporto psicologico qualificato, umano ed efficace. Un punto di riferimento prezioso per ritrovare equilibrio e benessere.
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